Lamba Doria
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IUVAT IRE PER ALTA
lamba doria
Sono pochi a conoscere la storia gloriosa dell’ammiraglio genovese Lamba Doria, soprattutto nessuno o pochi sono a conoscenza che a Siracusa gli fu dedicata in suo onore una possente Batteria Costiera durante l’ultimo conflitto Mondiale, che vide Siracusa e il suo territorio avere un ruolo strategico non secondario.
Lamba Doria nacque nel 1245 a Genova, battè i veneziani a Curzola nel 1298, catturando settemilacinqecento armati, fra i quali l’ammiraglio Andrea Dandolo, che per la disperazione si uccise, ed il navigatore Marco Polo, il quale scrisse in prigionia IL Milione. Inoltre, nella battaglia i veneziani perdettero ottantacinque navi, di cui diciotto catturate ed.. altre date alle fiamme. Dopo esser tornato a Genova in trionfo, gli fu donato dal Comune un palazzo in Piazza S. Matteo; la città lo proclamò Capitano del Popolo. Nel 1312 fu nominato ammiraglio di quaranta galere per conto dell’imperatore Arrigo VII. Morì nel 1323; ai suoi discendenti diretti fu concesso di aggiungere al cognome D’Oria il nome di Lamba.
La Batteria Navale Lamba Doria fu costruita nella Penisola della Maddalena verso la fine degli anni Trenta. La Batteria ebbe un ruolo importante nella difesa della Piazzaforte Siracusa-Augusta, in quanto era armata da pezzi navali da 152mm, che controllavano con il loro raggio di fuoco il Golfo di Noto, potendo dare fastidio ad un eventuale sbarco di forze nemiche in quelle coste.
Il personale militare della Batteria era composto da legionari della Milizia Artiglieria Marittima ( MILMART), uomini anziani perfino della classe 1899. Il personale era tutto reclutato sul territorio di Siracusa, e molte volte dopo la guardia ritornava a casa a dormire o riprendere i loro lavori, per tale aspetto durante l’attacco della sera del 9 luglio 1943 la Batteria era a metà personale.
Il loro equipaggiamento, era obsoleto, armati con materiali molte volte di preda bellica e risalenti al primo conflitto mondiale. Alla mancanza d’addestramento, alla deficienza cronica di vestiario e di armamenti moderni per il personale delle Batterie Costiere, vanno aggiunti fattori esterni come la diffusa demotivazione a combattere, dovuta anche alla vicinanza delle famiglie, che pativano i bombardamenti e la fame.
Queste croniche deficienze furono fatali in occasione dell’aviosbarco britannico presso Siracusa alle prime ore del 10 luglio 1943, che precedette la grande invasione dal mare nel Golfo di Noto all’alba del 10.
Il comando alleato concentrò le sue attenzioni alla Batteria Navale LAMBA DORIA.
Per sabotare la Batteria il comando inglese utilizzò reparti speciali del SAS, (Special Raiding Squadrom),in tutto agirono 250 uomini comandati dal maggiore Mayne, che partiti il 7 luglio da porto Said a bordo del bastimento Ulster Monarch, arrivarono in zona d’operazioni e scalarono la parete rocciosa di Capo Murro di Porco alle ore 02,15.
La Batteria, prima che incominciasse l’azione del corpo speciale britannico, si vide sorvolare verso le 21,00 da aerei che sganciarono numerosi bengala illuminanti sul luogo e bombe dirompenti. La Batteria rispose con il fuoco contraereo delle mitragliatrici da 20mm Oerlikon colpendo alcuni aerei.
Alle 02,15 tocco alle truppe speciali del maggiore Mayne, che attaccarono la batteria dopo aver ucciso le sentinelle lungo il reticolato;
Verso le 2 dopo una breve pausa, si udivano nuovamente rumori di aerei che atterravano nei pressi della Batteria, erano alianti carichi di truppe. Dopo alcuni minuti fummo investiti dal fuoco di armi automatiche e bombe a mano dagli elementi nemici atterrati. Si ingaggiò una lotta con il fuoco di moschetti e bombe a mano, che si protrasse fino alle 4 circa. ( Artigliere Troia Salvatore, Batteria Lamba Doria).
Una breve resistenza da parte dei legionari si concentrò nella zona della centrale di tiro dove si sparava con moschetti mod. 91 e bombe a mano; in tale occasione nella confusione della battaglia il comandante della Batteria nel caricare il suo moschetto mitragliatore colpì accidentalmente il caposquadra.
Tale resistenza per la netta superiorità nemica si protrasse fino alle ore 4,00, dopo di che i superstiti furono sopraffatti e fatti prigionieri e portati al campo di prigionia allestito dagli Alleati a Cassibile.
Entrarono in azione i genieri britannici per fare saltare i temibili pezzi navali da 152 mm, conquistate le postazioni della Batteria fu facile ai britannici controllare il Golfo di Noto, per lo sbarco in massa di uomini e mezzi.
A fine combattimento nella Batteria LAMBA DORIA si contavano 7 morti e una decina di feriti.
Il comportamento delle restanti Batterie presenti nella Piazzaforte, Augusta-Siracusa, non è da sottovalutare per un analisi storica esaustiva della resa di una temibile sentinella, in quanto la fine della LAMBA DORIA generò un effetto a catena sul comportamento dei comandanti delle altre Batterie; tale situazione fu aggravata dall’imprudente ordine emanato dal comandante in capo della Piazzaforte l’Ammiraglio Leonardi (instauratosi a Giugno) che stabiliva in caso d’invasione l’ordine di sabotare i pezzi delle Batterie.
Eliminate le sentinelle del Mediterraneo gli uomini della 5° e 50° divisione britannica ebbero la strada libera alla costituzione della testa di ponte a Cassibile e la via aperta alla conquista di Siracusa e Augusta.
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Dalla presenza sul territorio siracusano di un complesso di fortificazioni realizzato in varie epoche e situazioni storiche diverse è facile intuire che per le dominazioni e i governanti che si erano susseguiti era di prima importanza istituire un sistema difensivo che apparisse temibile a chiunque si proponesse l’invasione di questo territorio.
Questi fattori strategici non sfuggirono alla politica dei governanti nella seconda metà degli anni trenta.
A difesa delle coste siracusane, contro un probabile sbarco alleato, furono previste numerose opere di fortificazione con la costruzione nella piazzaforte di Augusta-Siracusa di 6 batterie navali di grosso e medio calibro e di 17 batterie di piccolo calibro con funzione antiaerea, con ulteriori adeguamenti difensivi a guerra iniziata, con la messa in opera di una torre binata da 381/40 (opera A), e la dislocazione di un treno armato della Regia Marina da 102/1T.
Tale proiezione di potenza indusse la stampa nemica a definire la piazzaforte la sentinella avanzata nel Mediterraneo.
La gestione delle batterie venne affidata alla Milmart e alla Dicat (DIFESA CONTRAEREI TERRITORIALE), branche della MVSN (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale), costituite per la maggior parte da uomini anziani persino della classe 1881 tutti arruolati su base locale in modo da non distogliere forze giovani e addestrate per l’impiego diretto sui vari fronti.
L’opera più temuta dalle truppe anglo-americane nella piazza d’armi di Siracusa era la possente batteria navale da 381/40 Opera “A” situata a Santa Panagia.
L’Opera “A” era la Batteria Navale armata con 2 pezzi da 381 mm. in caverna ed era in grado di sparare proiettili di 900 kg. a più di 30 km. di distanza. Tra i siracusani vi era una leggenda su questa batteria, che i suoi proiettili potevano arrivare a Malta.
L’unica cosa di accertato sulla batteria era che quando i suoi cannoni entravano in azione tutta la città di Siracusa udiva l’enorme frastuono.
L’Opera “A” non ebbe occasione d’intervenire durante tutto il corso della guerra; lo fece sparando ben 17 colpi la mattina la mattina del 10 luglio 1943 quando la prima nave britannica si affacciò al largo di Siracusa.
Quando nel pomeriggio il personale si accorse che il nemico giunto a Scala Greca avrebbe potuto prenderla alle spalle i due cannoni venero sabotati. Questa fu la fine ingloriosa di una possente Batteria Navale temuta dagli anglo-americani.
In questi giorni l’Associazione siracusana Lamba Doria è andata alla sua ricerca e grande è stata l’emozione nel vedere la struttura intatta in cemento armato rivestita di pietre, sentinella non più vigile verso il “Mare Nostrum” bensì verso il nuovo quartiere di Mazzarona.
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